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Accessibilità non è (solo) scrivere alt significative

L'User eXperience delle persone disabili sui dispositivi digitali non può essere banalizzata in termini di aggiunta di marcatori ipertestuali.

Da anni in Toscana si aggira un prezioso provocatore culturale corrispondente al nome di Luca Pampaloni: un disabile grave (usa il computer letteralmente con i piedi e riesce a farsi capire in pubblico parlando solo con l'aiuto dell'assistente di turno) che spesso e volentieri lancia interessanti riflessioni su come i disabili vivono il rapporto con la tecnologia (digitale).

Una delle sue ultime riguarda il mondo dei social considerati per certi versi violento e vissuto parzialmente con mortificazione perché una persona disabile non ha il tempo e la possibilità di leggere e soprattutto scrivere (rispondere) a flussi di comunicazione social sempre più frenetici. Succede quindi che su argomenti anche di strettissimo interesse personale (oltre che sociale) si riesca a malapena a riuscire a leggere un flusso di informazione imponente senza riuscire a parteciparci adeguamente e tutto a causa di un fattore velocità-tempo che diventa quindi per certi versi violenza e soprffazione. Intelligenza e partecipazione che naufraga nella "melma" di Facebook & Co. mentre la progettazione di interfacce e piattaforme digitale è sempre più orientata a spingere il fattore velocità senza pensare a chi veloce non potrà mai esserlo.

La tecnologia digitale che dunque viene interpretata in senso strettamente efficientista capace di introdurre significativi elementi di flessibilità nell'organizzazione del lavoro fin dagli anni '70-'80 e che ora viene vista sempre in termini di efficienza e senza pensare agli aspetti emotivi arrivando ad ipotizzare di sostituire ben presto assistenti personali per disabili con robot opportunamente progettati!?!

Un esempio più prosaico nel quotidiano? Gli undici click minimi necessari per acquistare un biglietto del treno quando siamo in mobilità o magari in vacanza da un totem italiano delle ferrovie mentre lo stesso turista in altri paesi confinanti riesce ad acquistare un biglietto equivalente con meno della metà dei click (e pensate alla fatica di un click per un disabile...).

Progettisti di interfacce e di esistenze umane riflettete, velocemente.

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Inserito il 13 di agosto 2016
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