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La geografia dell'informazione

Tornare alla vecchia abitudine di osservare gli atlanti però in ottica Web 2.0 e per capire l'evoluzione della comunicazione digitale.

Iformation-geographiesL'Oxford Internet Institute ci regala uno strumento bellissimo per capire come si sta utilizzando e diffondendo Internet in tutte le sue sfumature ovvero gli atlanti Information Geographies.

I siti più visitati nel mondo, le richieste di rimozione informazioni su Google così come la diffusione di Wikipedia in Africa sono tantissime le chiavi di lettura offerte della rappresentazione geografica del fenomeno Intenet da aspetti molto specifici come quelli appena introdotti a quelli più classici e molto generici come la diffusione e la penetrazione di Internet nei vari paesi del mondo.

Fosse che non fosse la volta buona che ci riprende il gusto di avere un atlante in mano?

Inserito il 25 di ottobre 2013
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Il 1 novembre sbarcano i Google Glass a Firenze

Digiarte nella sua decima edizione fa il colpaccio e presenta i Google Glass al centro delle esposizioni di opere d'arti visive e gallerie fotografiche digitali.

Alle volte le innovazioni più importanti si presentano nella periferia dell'impero ad opera di soggetti culturali certamente all'avanguardia ma non adeguatamente noti al grande pubblico.

Succede così che i fantastici google glass destinati a stravolgere la nostra privacy e i nostri costumi digitali quotidiani sbarcano in quel di Sesto Fiorentino il 1 novembre 2013 al Centro Espositivo Antonio Berti al centro di una serie di mostre fotografiche realizzate appunto con gli occhialini del futuro e il tutto grazie all'associazione culturale Simpatico Mimetico capitanata dall'eclettico artista del digitale Logu.

Al centro della rassegna Digarte X le opere di Koci Hernandez, uno degli “instagrammers” più seguiti sulla scena mondiale,  ed Harper Reed, l’informatico che ha diretto la campagna presidenziale di Obama per quanto riguarda i social network e i nuovi media.

Enrico Bisenzi che 10 100 1000 Simpatici Mimetici

Inserito il 20 di ottobre 2013
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Ma cosa è questo Deep Web?

E' importante fare chiarezza fra Web e Deep Web?

Si dice che il deep Web sia molto più esteso del Web a noi noto. Ma cosa è il Web noto ai più? Si potrebbe dunque definire superficiale il Web facilmente accessibile ai più ovvero tutto ciò che viene indicizzato dai motori di ricerca più diffusi (Google, Bing, Yandex, Baidu....) mentre Deep Web tutto ciò che non riesce ad essere indicizzato ai motori compresi quei casi in cui l'informazione non vuole essere troppo pubblcamente chiacchierata e resa disponibile ai più...
Deep-webDunque il Web profondo è tutto ciò che i motori non riescono ad indicizzare ma anche tutta l'informazione o merce-informazione che, magari per ragioni di illegalità diffuse, non ha nessuna intenzione di essere veicolata oltre la ristretta cerchia di coloro che ne hanno accesso in quanto paganti o facenti parte di chissà quali sette più o meno laico-feticiste o più o meno tecno-religiose.
Si presuppone che i frequentanti il Deep Web siano numericamente inferiori rispetto alla maggioranza ma ciò non toglie che la prouzione di documenti e connessioni sia molto più cospicua facendo riferimento a pulsioni molto forti da placare seppellondole di tera-byte di pruriginosi bit magari venduti al miglior offerente in valuta bit coin (a proposito di finanze diciamo che la distinzione è un po' come fra l'economia legale e quella sommersa che coinvolge meno persone magari attinenti all'ambito della illegalità ma grandi capitali).

Così mentre Deep Web e Web superficiale sono separati da una indefinibile linea sempre in movimento (immaginatela come un confine disegnato dalle mutevoli capacità di indicizzazione dei motori di ricerca un po' come una linea d'acqua che segna il confine fra l'emerso e il sommerso di un iceberg in cui, si dice, il Deep Web rappresenti la grande massa sommersa...) risulta abbastanza paradossale l'inziativa del network anonimizzante Tor di offrire non solo la possibilità di avere servizi - alias archivi informativi - nascosti noti come hidden-services ma addirittura un motore di ricera per la loro indicizzazione!?!

Dunque un porzione di Deep Web non indicizzabile dai comuni motori di ricerca ma bensì da uno molto speciale denominato TorSearch che funziona in sintonia con i protocolli di anonimazzazione e svolgendo la funzione, non tanto di giocare a nascondino ma..., di esporre informazioni senza essere facilmente riconducibili con la propria identità alle medesime.

Come direbbe quel bellissimo personaggio di fumetti francese anni '80... Perchè tanto odio?

Inserito il 15 di ottobre 2013
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Game in Italy

Può esistere una via italiana al Game Design? A Firenze cominciano a crederci...

Corso-game-designIl made in italy riesce ad affermarsi in maniera decisa nel mondo della moda grazie ad una intraprendenza e una professionalità che oramai è difficile da mettere in discussione. Lo stesso succede nell'agro alimentare anche se esistono goffi tentativi di replicare formaggi e vini ed altre eccellenze italiane in tutto il mondo. Nella storia più antica poi il made in italy è stato predominio assoluto in altri ambiti importantissimi come la letteratura, l'arte e la cultura; a macchia di leopardo la via italiana risulta essere vincente in tantissimi settori di nicchia occasionalmente di successo per il mercato interno ed estero.

Nel campo del digitale ci sono state storie di incredibile successo nel passato (Olivetti una su tutte) e occasioni clamorosamente mancate nel presente (il motore di ricerca iStella tanto per dirne una).

Ora a Firenze ed opportunamente la Scuola Superiore di Teconologie Industriali ha pensato bene di raccogliere una serie di teste pensanti del settore digitale e provare a promuovere un centro di eccellenza nel settore del digitale e nello specifico nel Game Design a cominciare da un approccio formativo. Cercasi quindici studenti volenterosi e relative famiglie alle spalle entrambi convinti di investire tempo ed energie in un settore innegabilmente strategico per vincere una scommessa comune per un futuro migliore.

Inserito il 15 di ottobre 2013
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Codice o facilitatori grafici?

Dove ci porta lo sviluppo del Web? Verso interfacce semplici fai da te oppure verso una sempre più evoluta elaborazione del codice?

Elegant-web-templateE' stato entusiasmante vedere la nascita e l'evoluzione del Web fin dai primi anni '90... Se agli albori trattavasi di semplice codice HTML con cui si faceva di tutto e di più piano piano la situazione si faceva più complessa e si aggiungevano linguaggi su linguaggi, codici su codici...

Attualmente non si può prescindere dalla triade di linguaggi html-css-javascript indispensabili nelle loro varie applicazioni per impostare e far funzionare un sito Web a dovere magari anche per palati fini e finalità molto specifiche come quelle di andare incontro alle esigenze di monitor ad alta densità...

Ma mentre i linguaggi si sono complicati e si moltiplicati, per un utilizzo di massa e facilitato del Web ecco nascere una miriade di servizi che magari utilizzano sempre i CSS e il concetto di grafica vettoriale per realizzare icone grafiche o Web font e quindi elementi importanti di una pagina Web oppure come IM Creator che consentono a chunque di realizzare siti Web eleganti (!?!) in pochi click.

La verità, come al solito, si piazzerà nel mezzo per cui ci sarà bisogno di interfacce che facilitano l'accesso alla comunicazione Web anche per creare la necessaria massa crtiica e di mercato su cui si potranno innestare palati fini e professionalità a colpi di codice...

Inserito il 13 di ottobre 2013
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Libri digitali accessibili per la Scuola del domani

Forse possiamo cominciare ad immaginare le scuole popolate di studenti con e-reader piuttosto che schiacciati da cartelle sovraccariche di libri cartacei anche se il passaggio sarà necessariamente graduale.

Scuola-digitale-accessibileLa notizia di una futuribile scuola digitale sta sicuramente facendo la felicità dei tanti genitori che tutti i giorni vedono partire per la scuola i propri figli appesantiti in maniera letteralmente insana di zaini sovraccarichi di libri cartacei. Certo la via è lunga ma la comunicazione del Ministero dell'Istruzione fa ben sperare in futuro di libri non più cartacei ma digitali (documento ufficiale corredato di allegati in pdf grafici contraddittoriamente inaccessibili ma anche scomodi per qualsiasi lettore pur normodotato, che brutta parola e comunque che scomodo non poter cercare parole significative in un file pdf grafico appunto...).

Ma perchè dovremmo auspicare un popolo di studenti e-reader piuttosto che di lettori di libri di carta? Credo che una nicchia di utilizzo di libri di carta sia non solo auspicabile ma utile culturalmente ma ciò non toglie che le possibilità offerte dai nuovi formati ePub siano straordinarie ed in sintonia con la trasformazione digitale della nostra società. Fa ben sperare dunque questo recente decreto ministeriale così come la meritoria iniziativa portata avanti da diverse case editirci con la collaborazione dell'Istituto dei Ciechi Francesco Cavazza LIBRI ITALIANI ACCESSIBILI in un futuro migliore per i nostri giovani e per noi tutti (indubbia la ricaduta positiva sull'indotto dell'economia digitale emergente).

Enrico Bisenzi che speriamo solo non sia uno scenario alla portata di soli ricchi o di scuole di soli ricchi...

Inserito il 2 di ottobre 2013
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Il brand fra social e motori di ricerca

La reperibilità dei brand rimane in mano ai motori di ricerca così come la sua reputation in mano ai social network.

Branding-on-facebookE' sempre più complesso gestire e promuovere brand sul digitale ma indubbiamente rimangono i motori di ricerca (a partire da Google) il riferimento principale per assicurare ai brand di prodotti e servizi la necessaria visibilità e reperibilità.

Ciò non toglie che i social network (a cominciare da Facebook) sono sempre più importanti non solo per monitorare eventuali sentiment positivi o negativi ma addirittura per costruire e casomai difendere la reputation di determinati marchi.

Evolvono gli strumenti, sempre più velocemente e soprattutto nel digitale, ma i concetti e i principi di associare appealing, originalità e identificabilità, mnemonicità e facile comunicaibilità ad un'attività di branding vale per qualsiasi prodotto (basti pensare al colore giallo o rosso associabile a determinati marchi di smartphone emergenti...).

Inserito il 2 di ottobre 2013
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