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Anche l'antivirus si fa cloud?

Sono ormai tanti i servizi Web che consentono lo scanning di un sito Web alla ricerca di virus.

Che il vostro problema o paranoia sia un virus, un malware o un parassita (sempre digitale) capace magari di compromettere la vulnerabilità del vostro sito web e quindi comprometterne la visibilità anche sui motori di ricerca UrlVoid è la soluzione che fa per voi.

Virus Da Google Diagnostic a TrendMicro Web Reputation per passare dai blasonati servizi McAfee è capace di passare al setaccio l'integrità di un sito Web attraverso oltre venti servizi di analisi (di sicurezza digitale).

Un ennesimo passo verso il sistema Web oriented dove anche l'antivirus è una risorsa online da usufruire alla bisogna?

Inserito il 31 di maggio 2010
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Web TV fai da te

I servzi di video streaming online possono trasformare le nostre occasioni comunicative in tante piccole Web TV.

Fino a pochi anni fa sarebbe stato impensabile ma ora grazie ad iniziative come USTREAM chiunque può trasmettere in tempo reale conferenze, concerti o quant'altro acquisibile tramite webcam e microfono.

Ustream Particolarmente intriganti anche le possibilità di scaricare a posteriori il filmato realizzato e i widget per un uso semplificato sui dispositivi mobili.

Inserito il 31 di maggio 2010
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Accessibilità Pec prova su strada

Certe volte i gestori di siti (in particolar modo quelli istituzionali) dovrebbero prestare più attenzione alle certificazioni che ostentano...

La Posta Elettronica Certificata (che ha la stessa valenza legale della posta raccomandata ordinaria)  gratuita e gestita dal governo è sicuramente un'ottima iniziativa che contribuisce a dare l'esempio di come potremmo snellire la burocrazia utilizzando il computer e la rete, per compiere consuetudini che richiedono tempo e carta in gran quantità (e salvare tanti alberi).  Le WCAG invece sono delle regole, delle linee guida (dettate dal World Wide Web Consortium) che i creatori di siti possono adottare cosicché lo spazio web possa esplicitare il suo contenuto in modo accessibile e chiaro anche alle persone con varie disabilità.
Perché un sito possa far vedere che rispetta, anche in parte, le recommendation WCAG, può esporre delle piccole tag che indicano il livello di aderenza alle linee guida e se il codice sorgente composto da HTML, XTML e CSS sia scritto in modo chiaro e rispettando la sintassi. La valutazione WCAG è su tre livelli, A, doppia A e tripla A.

utilizzo delle alt non equivalente al significato comunicativo della immagine Andiamo dritti al nocciolo della questione: il sito stesso del WCAG si auto certifica come doppia A (come visibile all'indirizzo http://www.w3.org/WAI/-http://www.w3.org/WAI/) , implicando che la tripla A sia quasi una sorta di nirvana dell'accessibilità, una perfezione più teorica che pratica. Parecchi siti italiani (e non) si fregiano di questa “perfezione” per fare “bella figura” pur non avendo, probabilmente, neanche provato a seguire le linee guida, ma soltanto a fornire qualche accorgimento per dare la parvenza di sito al passo coi tempi. Anche il nostro portale della Posta Certificata sfoggia i suoi bollini W3C e WCAG AAA.

Il voto AAA dipende dall' attenzione rivolta a specifici criteri di successo corrispondenti ai vari principi e linee guida del W3C. Dunque verificheremo immediatamente i requisiti massimi, dato che, mancandone anche  uno soltanto, subito la (auto)certificazione WCAG mostrata dal sito PEC decade. E si nota, facendo un riscontro con le norme, che, ad esempio, il sito non permette all'utente di cambiare i colori del testo o dello sfondo (per regolare i contrasti, che devono avere comunque un rapporto di 7:1 molto utile agli ipovedenti); non tutti i requisiti di fruibilità di livello AAA del sito tramite tastiera sono soddisfatti; il testo e la struttura non si adattano alla grandezza della finestra del browser, ma determinano la comparsa di barre di scorrimento sia orizzontali che verticali; mancanza di documenti che forniscano una valida alternativa per la piena comprensione dei media temporizzati... e la lista potrebbe continuare.

In definitiva, sicuramente si tratta di un buon sito ben strutturato, veloce, dal codice pulito che fornisce un utilissimo servizio. Resta il fatto che, per i conoscitori della materia, rischia forme di sopravvalutazione e inutili autoincensamenti.

Andrea Strata dell'Officina di Restauro di Siti Web della Scuola di Nuove Tecnologie dell'Arte dell'Accademia di Belle Arti di Carrara

Inserito il 27 di maggio 2010
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Il Web oltre le stelle

Affascinante strumento di osservazione della volta celeste messo a disposizione da Microsoft.

WorldWide Telescope  è un'applicazione per Windows ma anche un'applicazione Web basata su Silverlight 3.0 che ci permette di tuffarci nell'universo di stelle che ci circonda. Planet

Una gran bella esperienza visuale dagli indubbi valori didattici a disposizione di tutti coloro che - grandi o piccini - non si stancano ma di alzare lo sguardo verso il cielo.

Inserito il 26 di maggio 2010
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Toolbar accessibilità per Firefox

Un'estensione per Firefox di una nota università americana aiuta a comprendere l'accessibilità di siti Web.

UI L'Illinois Center for Information Technology and Web Accessibility (iCITA) è da anni impegnato nella promozione di buone pratiche e nello sviluppo di strumenti per rendere il Web accessibile alle persone disabili.

Firefox Accessibility Extension  risulta essere una estensione per Firefox abastanza semplice che aiuta a mettere ine videnza quelle caratteristiche di un sito web (elementi strutturali, alternative testuali, ecc.) particolarmente utili soprattutto per le persone non vedenti.

Inserito il 25 di maggio 2010
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Programmare è come narrare?

Forse la percezione del digitale che ci circonda è sbagliata o comunque occorre prendere maggiormente coscienza del codice binario che ci avvolge sempre più.

Un seminario svolto recentemente alla Scuola di Nuove Tecnologie dell'Arte dell'Accademia di Belle Arti di Carrara da Stefano Penge e Maurizio Mazzoneschi ha posto degli interrogativi molto stimolanti sulla natura e funzione del codice sorgente prodotto dai programmatori.

La programmazione ovvero la scrittura di codice sorgente necessario a far funzionare macchine e computer sempre più presenti nella nostra vita quotidiana è sempre stata vista dai non-programmatori come un'attività molto tecnica, quasi burocratica e comunque priva di un'anima per così dire umanistica e narrativa.

Piet Ma come la vedono i programmatori? Difficile dirlo ma è stato interessante sentire il punto di vista originalissimo di due esponenti di questa strana genia di persone che in qualche maniera cercano di agevolare la nostra quotidianeità con artefatti digitali e che in qualche maniera, invevitabilmente, la condizionano...

Penge e Mazzoneschi, programmatori non di primo pelo e principalmente impegnati nello sviluppo di una piattaforma di e-learning open source battezzata Ada in onore della prima programamtrice della storia dell'umanità, hanno avviato una riflessione comune sul significato dello scrivere codice.

Il loro punto di vista è presto detto: programmare è un po' come scrivere racconti e quindi il codice sorgente (che poi opportunamente compilato dà vita al software in cui sempre più siamo immersi) va considerato non solo come un artefatto digitale utile ai più divesi scopi ma anche una maniera di narrazione.

In effetti i circa 50 più comuni linguaggi di programmazione fra gli ottomila esistenti quasi superano per varietà e fantasia i linguaggi naturali.

Si va dal Piet che utilizza i colori come elementi di programmazione a Brain Fuck che predilige utilizzare la punteggiatura (e basta) per la formazione del codice sorgente.

Molta fantasia quindi e tanta più di quella che l'immaginaro collettivo puà presumere rispetto all'attività di programmazione: al di là degli elementi possibili scelti per programmare, la scrittura del codice a volte
viene utilizzata per narrazioni vere e proprie come nel caso del Perl utilizzato per stilare poesie in giapponese antico.

Come trascurare poi gli aspetti inter-linguistici rispetto ai quali - ad esempio - alcuni programmatori isalndesi, cinesi ed arabi prediligono l'utilizzo di comandi in lingua orginale al posto dei consueti if then else?

Ma la riflessione di Penge e Mazzoneschi va molto al di là di questi ragionamenti arrivando ad ipotizzare che anche quando i linguaggi di programmazioni vengono scritti per finalità tecniche in realtà nascondono - quanto meno a livello /inconscio/ - degli intenti narrativi e comunque una struttura stilistica propria che risente della preparazione culturale del programmatore all'opera dando vita a lessici, sintassi, forme di impaginazione uniche ed irripetibili.

Una riflessione sulla Linguistica degli artefatti digitali può apparire un gioco, una forzatura oppure una sorta di scatto di orgoglio di una categoria (quella dei programmatori) sempre più indispensabile ma certamente considerata da molti meno nobile rispetto ad altre caste di intellettuali.

Sicuramente la riflessione posta trova però potenti analogie in un passato remoto in cui le procedure matematiche venivano esposte attraverso veri e propri racconti ma anche in tante applicazioni moderne della software art che consentono di rappresentare attraverso apposito filtri il codice sorgente e trasformarlo così in paesaggi tridimensionali o improbabili melodie musicali (tanto per fare alcuni esemmpi).

In ogni caso è un fortissimo richiamo rivolto soprattutto alle giovani generazioni - troppo spesso inconsapevoli di ciò che li circonda - a prendere coscienza del codice in cui sono immerse non più subendolo passivamente od innamorandosene per i suoi mirabilanti effetti comunicativi ma imparando a leggerlo con una chiave di interpetazione e di lettura che lo vuole assurgere al rango di racconto.

Se, infine, tuto ciò è vero allora diventano ancora più importanti e strategiche le battaglie culturali per far sì che questi racconti possano essere resi accessibili e conservati ai posteri (ah! la memoria
digitale...
) magari attraverso una rivoluzione del pensiero moderno rappresentata dalla necessità della condivisione del sapere e quindi della creazione e diffusione del modello Open Source.



Inserito il 24 di maggio 2010
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SoDiLinux evolve e si specializza per orientamenti didattici

La più famosa distribuzione Live Linux italiana per la didattica ora in versioni specifiche a seconda del settore educativo di riferimento.

So.Di.Linux è un gran bell'esperimento portato avanti dall'Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR italiano nel tentativo di offrire una distribuzione linux live (non necessita di installazione ma gira sulla ram) specializzata in risorse didattiche.

Logo_CNR La novità dell'evoluzione di SoDiLinux consiste nell'offrire distribuzioni diverse per soggetti che insegnano (o studiano) nella scuola dell'infanzia, primaria e secondaria e l'università.

So.Di.Linux 6 x3  e So.Di.Linux 6 x2 rappresentano infatti due soluzioni divese la prima per far divertire ed imparare cose utli a piccoli e giovanissmi e la seconda per mettere più seriamente alla prova le conoscenze dei più grandi.

Inserito il 22 di maggio 2010
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Orientamento e layout mobile

Creare un sito Web oggigiorno vuol dire anche preoccuparsi di come appare sui dispositivi mobili.

Layout_mobile Motorola Droid, iPhone, iPad, Google Nexus One sono solo alcuni fra i più popolari device mobili sui quali è possibile navigare sul Web.

Se è vero che presto il popolo del web mobile supererà numericamente quello da desktop è sempre più importante avvataggiarsi di strumenti come Proto Fluid che ci consentono di testare un sito Web sul dispositivo mobile di tendenza.

Inserito il 20 di maggio 2010
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Puppy Linux prova su strada

Messa alla prova la distribuzione Linux progettata per recuperare e rigenerare computer obsoleti.

Linux fa sempre più rima con Ubuntu ed anche se Canonical ha pensato bene di realizzare un prodotto light specifico per netbook e computer leggeri sicuramente Puppy Linux è una soluzione molto più performante per chi ha interesse a riciclare un vecchio computer.

Un vecchio computer reso di nuovo funzionante con software base, ma per gli usi più disparati (grafica, internet, comunicazione, ufficio, ecc.) può risultare utile come macchina da battaglia per navigare o far navigare qualche ospite, come pc didattico per scuole che non si possono permettere hardware e software costosi, per far iniziare a prendere confidenza i più piccoli senza legarli fin da subito ad una marca...

Puppy Indipendentemente dallo scopo che sta dietro la rigenerazione di un vecchio computer è provato che scaricare, masterizzare ed installare Puppy su un vecchio computer è un'operazione (quasi) da ragazzi.

Diciamo che la procedura non è amichevole al 100%, ma ripercorre le consuete fasi di forzatura del boot da cd-rom tramite F12, lancio e copia iniziale nella ram, creazione partizioni (ext e swap), installazione di sistema e grub che sono assolutamente familiari a chi si è avvicinato a Linux anche solo superficialmente o anche a chi è solo avvezzo ad installazioni Windows o di altro tipo.

Una volta installato, (e veramente si installa bene su qualsiasi computer - desktop o portatile - riuscendo a riconoscere immediatamente e senza difficoltà schede di rete e audio), Puppy si presenta con un corredo software ampio e con un gestore di installazioni pacchetti facile ed intuitivo che permette di installare ed usare anche su macchine vecchie programmi abbastanza ingombranti (ad esempio Gimp oppure Open Office) che non appaiono di default nella installazione base di sistema.

Se la sua leggerezza è la caratteristica principale, la portabilità di Puppy è un'opportunità che questo sistema Linux leggero mette a disposizione di chi spesso si trova a lavorare in mobilità.

E' possibile infatti installarlo anche su pen disk (ovvero memoria flash usb) ed avere così un sistema Linux vero e proprio portabile dove è possibile salvare le configurazioni dei programmi usati ed i dati (crittabili: privacy docet!) in lavorazione.

Libero (gratis), leggero, portabile, funzionale: ecco un esempio concreto di un'applicazione Linux realmente utile per chiunque!

Alla faccia dell'emergente filosofia cloud che ci vorrebbe tutti terminali "stupidi" collegati via Web a risorse sistemistiche centralizzate, l'opportunità di avere un sistema e tanto codice a disposizione direttamente, in forma mobile, rappresenta sicuramente un'ancora di salvezza per chi intende difendere ad ogni costo la propria autonomia (digitale).

(Il fatto che il trashware sia di moda lo conferma anche il seminario gratuito su trashware e software libero realizzato da CATTID-Sapienza Università di Roma)

Inserito il 19 di maggio 2010
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Nomi e mappatura Wi-Fi

La vicenda della mappatura Wi-fi portata avanti da Google potrebbe nascondere contraccolpi sulla privacy ancor maggiori del previsto.

L'automobilina Google che, andando a giro scattava irriverenti foto a destra e a sinistra, ha scatenato un putifierio quando è emerso che contemporaneamente ha effettuato uno sniffing dati delle rete wi-fi dalla
macchinina stesse incrociate.

Ma nessuno ha pensato ad un problema di privacy o comunque di rilevamento dati personali niente affatto irrilevante.

WiFi L'italiano medio (soprattutto giovane) ha un forte istinto identitario e lo deve spesso dimostrare rispetto a tutto ciò con cui interagisce; tanto che se entrate in un bar e leggete i nickname con i quali vengono fatti i
record ai videogiochi spesso e volentieri vi rendete conto subito dei gusti (magari calcistici o politici) della gioventù del luogo.

Stessa cosa succede spesso per le reti Wi-fi che si trovano battezzate con il nome del beniamino (storico o politico) del padroncino del wi-fi.

Una mappatura quindi del suolo italico ad altezza Wi-fi potrebbe paradossalmente risolversi anche in un sondaggio sulle preferenze (anche politiche) delle persone.

Inserito il 18 di maggio 2010
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