Paese che vai, Google (e risultati) che trovi
Google cerca sempre più di legare i risultati di ricerca al luogo dove vengono richiesti e alla lingua dell'utente: il problema è che tali specializzazioni sono a volte influenzate da esigenze politiche (di censura locale).
Intorno alle ipotetiche censure di Google ci sono molte inesattezze e qualche fondo di verità (purtroppo).
Google cerca di accontentare l'utenza finale con risultati legati sia alla provenienza linguistica dell'utente che svolge l'interrogazione, sia alla localizzazione geografica del computer da dove viene svolta la ricerca.
Gridare allo scandalo quindi per risultati anche fortemente diversi, per query digitate in Europa rispetto ad altre effettuate in Asia, è quindi decisamente fuori luogo: esiste anche un'interfaccia che compara i risultati con settaggi linguistici e geografici diversi.
Detto ciò è anche vero che Google, come tutte le grandi aziende che si muovono sullo scenario globale, china il capo senza opporre grandi resistenze a governi di mezzo mondo che impongono filtri di natura politica o culturale. La Cina val bene una censura? Anche Microsoft e Yahoo si adeguano.
Ce lo ricorda Google Blogoscoped elencando una serie di atteggiamenti censori quali rimuovere siti che infrangono il DMCA (Digital Millennium Copyright Act) oppure gruppi che si battono per i diritti umani in Cina.
Molte censure riguardano la mancata visione di siti nazisti in Germania o materiale pedopornografico negli Stati Uniti ed in molti altri paesi; ma alcune scelte vanno in una direzione non altrettanto condivisibile come la censura di nomi, date e luoghi storici in Cina. La grande muraglia per ora rimane invalicabile anche per le orde digitali di Google.
Inserito il 29 di marzo 2007
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